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l’Arturità – Ribalta – Intervista a Valerio Aprea

l’Arturità – Ribalta 21 Marzo 2017. Valerio Aprea, Roma, classe ’68. Professione: attore. Sei la prima intervista teatrale de l’Arturità, capisco l’emozione, ma se te la senti, ti va di parlarci un po’ di teatro?

Chi siete davvero voi attori?

Credo che gli attori si possano dividere in due grandi categorie: gli interpreti e le maschere.

I primi sono una minoranza. Quelli che riescono ad essere un altro da sé.

La maggior parte di noi sono maschere.

Io credo di essere perlopiù una maschera.

In “Qui e ora” però interpreti un personaggio molto diverso da te stesso.

E’ stato uno spettacolo in cui ho sperato di riuscire ad essere più interprete che maschera.

E il risultato si vede in scena. Ma che differenza c’è per te fra il teatro e il cinema?

A teatro quando ti presenti davanti al pubblico alla prima offri il massimo del tuo lavoro, la fine di un mese di prove. Al contrario al cinema quando giri il primo ciak è come il primo giorno di prova. Devi prendere confidenza con le macchine, con il tuo personaggio e a volte per il regista può essere buona la prima che per te non era buona affatto. Il teatro ti consente una preparazione maggiore. Certo, poi sei in scena ogni sera e devi dare il massimo, devi essere sempre in quello stato di grazia che non ti può insegnare nessuna scuola.

Quando hai capito che eri diventato un attore?

Sorride. Ma guarda che io ci ho messo anni prima di dire a me stesso, ok sono un attore, lo sto facendo sul serio e a preferire poi i monologhi, perché più adatti alla mia maschera. Al cinema invece credo di potermi dare qualche chances in più come di interprete. Chi vuol fare l’interprete però deve imparare a centellinare i suoi impegni, per essere ogni volta credibile come personaggio.

Che cos’è per te il talento?

E’ quando qualcuno sa fare qualcosa e delle persone, in questo caso gli spettatori, ripongono la loro fiducia e il loro danaro per vederlo fare quella cosa che loro non sanno fare.

Il talento non è opinabile è una cosa oggettiva.

E il successo dello spettacolo questa sera è oggettivo.

Uscendo dal teatro è tutto uno stringere di mani, un tripudio di complimenti.

Bravissimo” “Uno spettacolo meraviglioso” “Un’interpretazione incredibile”.

E’ una punta di felicità quella scintilla che vedo adesso negli occhi della maschera?

Non è lo sceneggiatore di “Boris”.

Non è il latinista benzinaio della Banda di “Smetto Quando Voglio”.

E non è nemmeno lo sventurato scooterista di “Qui e Ora”.

E’ Valerio. Che ha appena finito di lavorare, si toglie la “maschera” e torna a casa.

Ed è stanco, e felice.

 

L’Arturità vi aspetta a teatro, gli imperdibili segnalati dal Suggeritore di questa settimana sono:

“Il Secondo Figlio di Dio” di e con Simone Cristicchi – Firenze – Teatro Puccini

“The Aliens” di Annie Baker regia di Silvio Peroni – Milano – Teatro dei Filodrammatici

“The Human Jukebox” di e con gli Oblivion – Bologna – Teatro Duse

 

Esclusiva l’Arturità.

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