l’Arturità | Ribalta – L’impressione della Libertà

l’Arturità | Ribalta – Il Teatro è un gioco che si fa sul serio
21 aprile 2017

l’Arturità | Ribalta – L’impressione della Libertà

Oggi, 25 aprile, cari Arturi e care Arture, il vostro Godot vuole fare un salto nella memoria e ricordare insieme a voi un periodo “nero” della nostra storia.

Si guardi come si vuole. Ma chi ama l’arte, lo spettacolo, il teatro, non può che considerare buio un periodo in cui i teatri chiudono, le compagnie si sciolgono, gli intellettuali emigrano.

No, non sto parlando del presente.

Anche se la situazione, vista da quaggiù, è drammaticamente simile.

Dovete sapere cari Arturi che dal 1931 al 1943 furono controllati circa 18000 testi teatrali di autori italiani. «Bisogna lasciare all’autore l’impressione della libertà, permettendogli di dire quanto non guasta o non peggiora l’animo dello spettatore» diceva Leopoldo Zurlo, funzionario del Ministero dell’Interno durante il ventennio fascista, incaricato di controllare e censurare tutti i testi teatrali.

Gli occhi di Zurlo incontravano e sottolineavano centinaia di migliaia di parole, battute, didascalie. La censura teatrale del fascismo. L’hanno chiamata così.

Oggi ci sono altri occhi che sorvegliano, ma il lavoro è più o meno lo stesso.

Forse non lo sapete, cari Arturi, ma metà delle direzioni artistiche dei più grandi teatri italiani sono in mano alla politica.

I politici. Sono loro che scelgono attraverso i loro burattini cosa voi dovete vedere.

Sembra impossibile, vero? Ma il meccanismo è sempre lo stesso.

Così alcuni spettacoli non girano, perché ritenuti non idonei al pubblico.

Attori o registi che non possono lavorare, perché hanno pestato i piedi a qualcuno.

Certi testi non vengono nemmeno presi in considerazione, perché ritenuti schierati.

E ci dimentichiamo che l’arte nasce per essere libera.

Ci dimentichiamo per cosa i nostri padri, nonni (e ormai per alcuni anche bis) hanno combattuto e sono morti.

La nostra libertà. Di esprimerci, di ascoltare e di guardare in libertà.

Allora almeno per oggi, 25 aprile, ricordiamoci che abbiamo resistito alla censura,

all’oppressione e al silenzio.

Almeno oggi, resistiamo. Anche a teatro. R-esistiamo.

Viva i teatri che resistono.

Viva gli attori che non stanno su un palco per diventare famosi.

Viva i giovani drammaturghi che sfidano rifiuti e continuano a scrivere.

Viva i registi che credono ancora nelle idee.

Viva il pubblico che resiste.

Viva il pubblico che esiste.

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