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l’Arturità – La Sdraio 23 Marzo 2017. Arturo ha quasi un mese, e cresce bello e forte. Saranno tutti quei bucaneve, e quei crodini, e la moka condivisa (che nei pasti la cosa più nutriente è la condivisione, si capisce). E Arturo non si candida “alla guida del Paese”, che sarebbe troppo semplice, alla portata di qualsiasi Di Maio o Salvini o Renzi (e sì, lo sappiamo: comandare è meglio che sfottere, ma a noi piace più sfottere che comandare, e forse per questo non ci facciamo comandare da chi non sa sfottere né farsi sfottere): Arturo si candida (per ora) a sedersi dietro chi guida, ma anche nell’ultima fila, quella dove si divertono di più, e tenere alto il morale e persino tenere alta la morale.

Perché, a differenza di tanti altri, il movimento Arturo una linea ce l’ha, ed è precisa e fortemente etica: restare Arturi. Che significa restare umani, e ironici, e occasionalmente diventare duri e puri (e arturi) senza perdere la tenerezza. Che significa trovare per ogni cosa che accade – e ne accadono: dai terroristi fatti in casa (i più temibili, i più imprevedibili) ai vitalizi fatti in Camera (i più temibili, i più prevedibili), dalle vergogne alle magagne di Stato, dai voti Lottizzati ai voti minzolati, eccetera eccetera – una possibile giustizia poetica.

Esattamente come nelle vignette di Makkox, che non è un disegnatore ma un vendicatore, un Banksy della matita, un Avenger dai superpoteri pazzeschi, troppo umani. Ed essere Arturi è scovare quel lembo di vendetta gentile, di bellezza possibile, d’immaginazione (che alla fine se non logora chi ha il potere, mantiene comunque vivo chi non ce l’ha).
Restare Arturi non è facile, non è comodo, non è passivo: ci vuole determinazione e forza e capacità di opporsi e di sognare. Sognare con violenza.

 

l’Arturità #lArturita

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