l’Arturità | CinemArturo – Il ricordo che verrà

l’Arturità | CinemArturo – Privato ma non troppo
14 aprile 2017

l’Arturità | CinemArturo – Il ricordo che verrà

Ma come, non ci siamo accorti che il 25 aprile era ieri? Ce ne siamo accorti. Arturo G. Fava non ama le ricorrenze ma liquidare con un’etichetta questa data sarebbe folle. E allora ne parla volutamente in ritardo. Nel film scelto c’è un pensiero rimandato e prenotato per il futuro, perciò verrà raccontato a distanza di un giorno. Perché una ricorrenza non sia un limite, il confine di un appuntamento rassicurante, la trappola di una definizione.

In L’uomo che verrà di Giorgio Diritti ci sono due nascite e una morte. Sì, ce ne sono molte altre nella storia di Monte Sole che il film descrive, quelle dei partigiani e dei civili assassinati dai tedeschi. Ma le vite che ci hanno colpito sono quelle che incorniciano la vicenda e determinano i cambiamenti della vita di Martina, la bambina protagonista attraverso i cui occhi è filtrata la narrazione. La nascita di un fratellino, antefatto della vicenda, la cui morte prematura, proprio tra le sue braccia, ne determinerà il mutismo; l’arrivo di un secondo fratellino, annunciato e atteso già dall’inizio del film, che stravolgerà nuovamente la sua esistenza. Quel fratellino è l’uomo che verrà e la sua vita potrà solo essere testimonianza (in)diretta di ciò che è accaduto prima. Al valore di una vita si accosta il valore di questa vita, come risultato di una vicenda la cui parola chiave è oppressione. I contadini, protagonisti assoluti, erano già oppressi in quanto subalterni di un proprietario terriero nell’istante in cui alla loro condizione già infelice è venuta a sommarsi un’oppressione estrema: quella della totale privazione di libertà da parte dei nazisti. Il punto di vista del film è quello di Martina, con il suo istinto primario di sopravvivenza unito a una sana e naturale fierezza di carattere, vittima di un’oppressione aggiuntiva per età e sesso.

Il ritratto di una condizione tanto estrema rende urgente il bisogno della definizione del concetto opposto. Si è parlato in questi giorni di libertà e liberazione come fossero praticamente equivalenti e dello scarto tra i due concetti che qualcuno vorrebbe assottigliare sempre più. Quel bambino nato a cavallo della strage vuole essere esattamente l’imprescindibile conferma di questo scarto. Oltre al valore storico degli eventi, L’uomo che verrà tiene in vita la durata di una memoria. Senza la quale saremmo solo un fragile e debole involucro incapace di realizzare quando un’oppressione necessita una liberazione.

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