l’Arturità – Arturchef – La pasta al pomodoro

l’Arturità – ArturChef – Carciofi ripieni
4 aprile 2017

l’Arturità – Arturchef – La pasta al pomodoro

l’Arturità – Arturchef – 28 Marzo 2017. Anche gli Arturi mangiano. E sono persino golosi. Mangiano bucaneve e bevono crodino, anzitutto, si capisce: cioè mangiano e bevono simboli, metafore, immagini, segni. E poi gli Arturi, specie quelli del Sud, conoscono bene la catena di trasmissione dei saperi e dei sapori (di solito per via matrilineare e arturessa), una delle cose più squisitamente politiche e ideologiche in natura.
Così oggi comincia questa rubrica: Arturochef, a cura di Arturo Artusi.
E il primo piatto che ci viene in mente è il piatto più importante nella formazione arturiana, un vero emblema della cucina italiana: la pasta al pomodoro.
Occorrente: spaghetti di grano duro (e arturo). Preferibilmente paste artigianali lavorate con calma, curate con maniacale attenzione a umidità e umore, a grani e acque, a quella parte di sacro che c’è nel lavoro (ci senti, Poletti?). Proprio quella parte svilita dalle automazioni, mortificata dai tagli, ridotta a un mucchietto di cifre nelle statistiche, sepolta in un solo totale, nel foglio dentellato d’un bilancio.
E poi, ovviamente, la passata.
Rossa, nutriente, autentica. Utile, umile, indispensabile. Laboriosa, versatile, sicura. Modesta, ritrosa ma squillante. Orgogliosa. Antica, tramandata fra le generazioni, ma sempre nuovissima. Un testimonial naturale della sinistra.
A partire dalle primarie per il pomodoro. Che dev’essere quello giusto: né verde (quello è Salvini), né duro, ma nemmeno acquoso, che non resiste ma non si sfalda. Quella combinazione magica tra resistenza e cedevolezza, tra consistenza e morbidezza, tra maggioranza e opposizione. Quella capacità di essere carnosi senza perdere la tenerezza, di essere saggi ma sempre freschi: perché la sinistra dovrebbe proprio nutrire il pianeta. Come le nonne meridionali, come la passata.
E poi non sbagliate il sale, che è la sapienza, né i gesti, che sono la forza: far sobbollire la passata, a lungo, con amore. Calare gli spaghetti, osservarli nel gorgo, disciplinarli senza fiaccarli, metterli alla prova. E intanto in cucina – che è il cuore della casa, la stanza più politica che c’è – si spande quel profumo d’accoglienza, di dedizione, di cura, di ascolto, di speranza. Come la sinistra che vorremmo, come l’Arturo che siamo.

 

l’Arturità.

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